il Mito Della Caverna

La settimana scorsa mi è capitato di sentire mia figlia che, in vista dell’interrogazione di filosofia a scuola, ripeteva ad alta voce il mito della caverna di Platone, un’allegoria che il filosofo ateniese racconta all’inizio del settimo libro de “La Repubblica” per spiegare che chi non sa, non sa di non sapere.

Per l’ennesima volta mi sono ritrovato a pensare alle parole di Aleksandr Solzhenitsyn che in una delle sue opere scriveva “Io sfoglio gli antichi saggi e vi ritrovo i miei pensieri più moderni”.

Come si fa a non subire il fascino di queste straordinarie creature? Come si può rimanere indifferenti di fronte alla loro grandezza intellettuale?

Sto parlando di uomini – come Platone, Aristotele, Socrate etc. – che sono vissuti più di 2000 anni fa e che hanno saputo raggiungere le più alte vette della conoscenza e del ragionamento speculativo.

Oggi le persone cercano rifugio nella PNL (Programmazione Neuro Linguistica) per imparare a vivere meglio con il modellamento, con il rapport, con il mismatching e con tutte quelle tecniche che vengono riproposte pedissequamente dai seguaci di Bandler e Grinder.

Conosco persone – anche nel gruppo premium – che hanno speso molti soldi per seguire i seminari di Tony Robbins e di altri formatori internazionali, ma che non hanno la minima idea di cosa sia la Retorica di Aristotele o L’encomio di Elena di Gorgia, il Panta Rei di Eraclito o il Mito della caverna di Platone.

È grave? Forse no. Ma se cerchi attraverso la PNL di modificare il tuo comportamento e di avere una visione più ampia sulle cose del mondo, oppure di avere una maggiore padronanza del tuo linguaggio e della tua comunicazione, vuol dire che sei consapevole di dover lavorare sulle tue capacità e sulle tue credenze. Il che è positivo!

Ma se escludi la filosofia classica dal tuo percorso di crescita, per ignoranza o per scelta, commetti un errore ancora più grave di chi non si rende conto di dover lavorare sulle proprie mappe mentali.

Chi non sa, non sa di non sapere. E in qualche modo si giustifica il suo allontanamento dalla conoscenza, perché non sa di non sapere. Non si rende conto di quello che fa. E non compie alcuno sforzo per cambiare.

Se invece ti accorgi di non sapere – quindi, fai un passo avanti – e poi escludi la filosofia perché “credi” che non ti serva – quindi, fai un passo indietro –, alla fine hai fatto due passi per tornare esattamente al punto di partenza.

Capisci cosa voglio dire?

Il Mito della caverna di Platone è una delle più belle metafore che una persona possa leggere per confrontarsi con i suoi pensieri limitanti.

Di seguito riporto la trama così come l’ho presa da Wikipedia.

Il mito della caverna

Si immaginino dei prigionieri che siano stati incatenati, fin dall’infanzia, nelle profondità di una caverna. Non solo le membra, ma anche testa e collo sono bloccati, in maniera che gli occhi dei malcapitati possano solo fissare il muro dinanzi a loro.

Si pensi, inoltre, che alle spalle dei prigionieri sia stato acceso un enorme fuoco e che, tra il fuoco ed i prigionieri, corra una strada rialzata. Lungo questa strada sia stato eretto un muricciolo, lungo il quale alcuni uomini portano forme di vari oggetti, animali, piante e persone. Le forme proietterebbero la propria ombra sul muro e questo attrarrebbe l’attenzione dei prigionieri. Se qualcuno degli uomini che trasportano queste forme parlasse, si formerebbe nella caverna un’eco che spingerebbe i prigionieri a pensare che questa voce provenga dalle ombre che vedono passare sul muro.

Mentre un personaggio esterno avrebbe un’idea completa della situazione, i prigionieri, non conoscendo cosa accada realmente alle proprie spalle e non avendo esperienza del mondo esterno (si ricordi che sono incatenati fin dall’infanzia), sarebbero portati ad interpretare le ombre “parlanti” come oggetti, animali, piante e persone reali.

Si supponga che un prigioniero venga liberato dalle catene e sia costretto a rimanere in piedi, con la faccia rivolta verso l’uscita della caverna: in primo luogo, i suoi occhi sarebbero abbagliati dalla luce del fuoco ed egli proverebbe dolore. Inoltre, le forme portate dagli uomini lungo il muretto gli sembrerebbero meno reali delle ombre alle quali è abituato; persino se gli fossero mostrati quegli oggetti e gli fosse indicata la fonte di luce, il prigioniero rimarrebbe comunque dubbioso e, soffrendo nel fissare il fuoco, preferirebbe volgersi verso le ombre.

Allo stesso modo, se il malcapitato fosse costretto ad uscire dalla caverna e venisse esposto alla diretta luce del sole, rimarrebbe accecato e non riuscirebbe a vedere alcunché. Il prigioniero si troverebbe sicuramente a disagio e s’irriterebbe per essere stato trascinato a viva forza in quel luogo.

Volendo abituarsi alla nuova situazione, il prigioniero riuscirebbe inizialmente a distinguere soltanto le ombre delle persone e le loro immagini riflesse nell’acqua; solo con il passare del tempo potrebbe sostenere la luce e guardare gli oggetti stessi. Successivamente, egli potrebbe, di notte, volgere lo sguardo al cielo, ammirando i corpi celesti con maggior facilità che di giorno. Infine, il prigioniero liberato sarebbe capace di vedere il sole stesso, invece che il suo riflesso nell’acqua, e capirebbe che:

«è esso a produrre le stagioni e gli anni e a governare tutte le cose del mondo visibile e ad essere causa, in certo modo, di tutto quello che egli e suoi compagni vedevano. » (Platone, La Repubblica, libro VII, 516 c – d, trad.: Franco Sartori)

Resosi conto della situazione, egli vorrebbe senza dubbio tornare nella caverna e liberare i suoi compagni, essendo felice del cambiamento e provando per loro un senso di pietà: il problema, però, sarebbe proprio quello di convincere gli altri prigionieri ad essere liberati. Infatti, dovendo riabituare gli occhi all’ombra, dovrebbe passare del tempo prima che il prigioniero liberato possa vedere distintamente anche nel fondo della caverna; durante questo periodo, molto probabilmente egli sarebbe oggetto di riso da parte dei prigionieri, in quanto sarebbe tornato dall’ascesa con “gli occhi rovinati”.

Inoltre, questa sua temporanea inabilità influirebbe negativamente sulla sua opera di convincimento ed, anzi, potrebbe spingere gli altri prigionieri ad ucciderlo, se tentasse di liberarli e portarli verso la luce, in quanto, a loro dire, non varrebbe la pena di subire il dolore dell’accecamento e la fatica della salita per andare ad ammirare le cose da lui descritte.

Conclusioni

L’uomo passa gran parte del suo tempo nella caverna buia delle sue opinioni, perdendosi le magnificenze del mondo in cui vive, semplicemente perché “crede” a quello che vede, ma non sa che quello che vede è solo una parte di ciò che esiste.

Lontano dalla realtà e incapace di rapportarsi utilmente al mondo esterno, compie delle scelte limitate dalla sua visione.

Nel nostro caso, le persone incavernate sono quelle che vedono il lavoro tradizionale come l’unica via percorribile, soffrendo per la sua mancanza o per le sue implicazioni (licenziamenti, cassa integrazione, mancanza di stipendio etc.).

Tra questi c’è chi apprezza le storie di chi ha avuto successo con un blog, ma preferisce non fare niente. Perché una cosa è ascoltare la storiella e provare a immaginare il piacere di chi l’ha vissuta, un’altra cosa è agire per se stessi.

E poi c’è chi nemmeno apprezza la storiella, perché non crede nel cambiamento e nella possibilità di poter lavorare da casa e guadagnare molto di più che con un lavoro o una professione tradizionale, oppure pensa che non valga la pena di subire il dolore dell’accecamento e la fatica della salita. Meglio rimanere fermi, dicono. Almeno non succede niente.

Tu cosa ne pensi?

Blog Marketing Appunti Personali

Quando hai la fortuna di gestire un blog che in un meno di due mesi realizza vendite di prodotti e servizi per oltre 15 mila euro, in un Paese dove tutto è in crisi e persino gli operatori del nuovo internet marketing faticano a varcare la soglia del noviziato, hai anche la responsabilità di verificare scientificamente i punti di forza del tuo modello.

Il che significa che non puoi accettare acriticamente quello che succede, senza ragionare sulle scelte tecniche e di marketing compiute nel corso degli anni e confrontarle con i modelli preesistenti di lavoro e di business.

Incassare decine di migliaia di euro mentre lavori da casa in pantofole può essere anche considerato un fenomeno isolato. Ma quando si ripete nel tempo, tracciando cicli di crescita visibili e misurabili, allora devi prendere atto che sei di fronte a qualcosa di straordinario che non può essere trattato alla stessa stregua di una condizione favorevole.

Le persone mi pagano ogni mese per leggere contenuti di qualità, per avere informazioni strategiche sul blogging business avanzato, ma soprattutto per avere un termine di riferimento, ovvero, una realtà interessante da modellare. E limitarsi a postare qualche dozzina di tecniche più o meno efficaci su come vendere prodotti online e su come generare traffico, non è più etico.

Non puoi vendere una strategia di marketing isolata dal contesto in cui deve compiersi, così come non puoi vendere il giardino di una casa separato dalla casa a cui è annesso, perché il suo valore deriva dall’appartenenza organica a una struttura più vasta che lo contiene.

Le operazioni di successo si contestualizzano. Hanno un mercato di riferimento, una storia personale, una credibilità autoimmune che si alimenta giorno dopo giorno di fattori intangibili, come l’esperienza, la comunicazione, lo stile e i valori che traspaiono dal contesto.

Non puoi aiutare nessuno spiegando come funziona l’email marketing o come si scrive una lettera di vendita o come si imposta un’offerta. Non puoi aiutare nessuno neppure quando provi a spiegare tutte queste cose insieme, perché lo stesso schema di business – è stato dimostrato – può dare risultati diversi a seconda di chi lo pratica.

Allora, questo ci fa pensare che l’apprendimento prima e il modellamento poi non sono funzionali alla crescita quando manca la struttura organica di riferimento.

Si possono mettere in pratica innumerevoli meccanismi di monetizzazione, proprio come fanno i ragazzi universitari per mantenersi agli studi. Si possono vendere integratori alimentari o infoprodotti sul copywriting e incassare qualche migliaia di euro a fasi alterne. Ma non si può parlare di business sostenibile e, quindi, di un flusso costante e continuo di ricchezza utile, senza costruire qualcosa di eticamente spendibile tra la gente.

Io sono il primo a dire che non è facile:

– Non è facile credere che si possa vivere in modo dignitoso semplicemente lavorando da casa, soprattutto quando l’attenzione mediatica è costantemente rivolta ai modelli tradizionali di scambio lavoro/reddito

– Non è facile capire la WLG – che pone il blog al centro di ogni strategia – quando buona parte delle teorie passate e presenti propone l’internet marketing come una massa indistinta

– Non è facile accettare la logica del complesso organico dei valori spendibili, visto che un tale approccio incide significativamente sulla qualità dello sforzo e sui tempi di resa.

Non è facile vedere o, se vogliamo, intercettare l’opportunità del blogging business avanzato, altrimenti non si spiega come mai, in una segmentazione composta da oltre 200 milioni di blog, solo il 12% si occupa di business e, tra questi, una piccolissima percentuale ancora imprecisata lo fa sulla falsariga della membership e dei contenuti premium.

Ma i risultati sono quelli che contano. E se il tuo blog vende più di 15 mila euro di prodotti e servizi in 40 giorni, allora non puoi sottovalutare l’urgenza di una ricerca dettagliata dei fattori strategici che sottostanno al risultato.

Quello di oggi è un processo analitico aperto, una sorta di laboratorio in cui vengono fatte delle ipotesi di funzionalità del sistema. Sono, dunque, delle ipotesi e come tali vanno confrontate, testate e verificate con assoluto rigore, prima di poterle considerare come qualcosa di più valido sul piano della certezza scientifica.

Ma la WLG, per quanto mi riguarda, è un modello che funziona da diverso tempo. E ciò che ho deciso di mettere sotto osservazione non è tanto il sistema del blogging business avanzato – che ha cambiato per sempre la mia vita e quella dei miei familiari (e per questo è fuori discussione) -, quanto il rapporto tra la sua crescita impressionante e gli strumenti di cui si serve per fare presa sulla gente.

In definitiva, quelli di oggi sono degli appunti in brutta copia (e, per questo, possono essere revisionati in qualunque momento) che ho deciso di scrivere per non perdere traccia delle esperienze di crescita del blog, ma anche per dare ai lettori premium una visione più organica della mia struttura di business online.

il Tuo Tempo Migliore

Abbiamo detto centinaia di volte che uno dei vantaggi più grandi di chi lavora da casa con un blog è quello di avere più tempo libero. Non lo dico solo io, ma tutti quelli che lavorano con internet e che non hanno bisogno di uscire di casa per guadagnare soldi.

Eppure, c’è qualcosa che non torna, perché ogni volta che parlo con i blogger (anche quelli del mio gruppo) o con gli infomarketer, mi sento dire sempre le stesse tre parole: non ho tempo!

C’è chi mi chiama per avere delle dritte su un plugin o per scambiare due chiacchiere e mi dice che ha poco tempo a disposizione per leggere. Chi invece si giustifica per il tempo trascorso dall’ultima volta che ci siamo sentiti, dicendo che è stato molto impegnato. E chi ancora non riesce a sviluppare un nuovo progetto perché non ha un momento libero per concentrarsi sulle cose da fare.

Insomma, ho come la sensazione che la storia del tempo libero, per molti, sia più la parte di un copione recitato a memoria che non la caratteristica di un’esperienza piacevole da condividere sinceramente con i lettori.

E questo è un problema, perché l’asimmetria interna al tuo sistema di comunicazione non solo crea un’immagine sfocata di quello che sei e di ciò che offri, ma indebolisce il tuo sistema empirico.

Il che significa che se quello che dici è diverso da quello che fai, con ogni probabilità non hai la minima consapevolezza degli obiettivi che vuoi raggiungere.

Stai lavorando su una mappa senza coordinate. Scrivi cose che non pensi e pensi cose che non dici. Cammini ad capocchiam, come avrebbero detto i miei amici di liceo. E quello che condividi con i lettori non vale molto di più dell’incoerenza del tuo comportamento.

Esagero? Non credo. Perché non puoi raccontare agli altri un’esperienza che non hai mai fatto. E non puoi dire di conoscere i benefici dell’homeworking se non riesci a trovare il tempo di leggere un buon libro o di vedere Takeshi’s Castle con i tuoi figli.

Quante volte ci capita di sentire qualcuno che dice: “scusa, non ho avuto tempo di rispondere alla tua email”. Ma questo è terribile! Soprattutto se lo dice un blogger, ovvero uno che racconta agli altri la storia del tempo e dei benefici che si ricavano dall’uso della tecnologia.

A tal proposito voglio farti leggere un brano che ho tratto da “Le pillole di Aristotele” di Lou Marinoff, dove l’autore invita il lettore a immaginare com’era – per esempio, nel XIX secolo – iniziare una corrispondenza fra New York e Londra.

Per prima cosa ci si sedeva davanti a uno scrittorio – fatto di uno squisito lavoro artigianale – dove era posato un bel foglio di carta fatto a mano, corredato di buste uguali.

Accanto facevano bella mostra di sé un calamaio, di cristallo o di vetro, riempito con l’inchiostro del colore preferito, la preziosa collezione di pennini, e probabilmente non mancavano il sigillo personale e la ceralacca.

Il passo successivo consisteva nel concentrarsi, scrivere una lettera in bella grafia, firmarla e sigillarla.

La lettera sarebbe partita alla volta di Londra a bordo di una nave e, una volta giunta a destinazione, prima di venire aperta, sarebbe stata oggetto di eccitazione e di ipotesi. Poi sarebbe stata aperta con cura, con l’ausilio di un tagliacarte, quindi letta e riletta.

Forse sarebbe stata al centro dei pensieri per alcuni giorni e, infine, sarebbe stata scritta la risposta.

Potevano intercorrere mesi tra il momento in cui si spediva una lettera e il momento in cui sarebbe giunta la tanto sospirata risposta. Di sicuro, nessuno si sarebbe arrabbiato o irritato nel frattempo. C’era molto tempo per respirare (e l’aria non era inquinata) e c’erano anche molti altri compiti da svolgere, a un ritmo altrettanto lento.

Questo tipo di corrispondenza era un’arte vera e propria, un’arte eccellente, ed era resa possibile dall’opera di numerosi artigiani. Il mittente e il destinatario, in linea di massima, non solo erano in grado di leggere e di scrivere meglio dei laureati di oggi, ma sapevano anche manifestare virtù importanti come la pazienza.

Ora, pensa a quello che succede oggi. La tua email viene spedita premendo un semplice tasto. E mentre stai leggendo altre email, e nel frattempo chatti con amici e lettori, inizi a fremere perché non hai ancora ricevuto una risposta.

Addirittura, se passa un giorno – ovviamente, dipende dal tipo di rapporto che hai con il destinatario – c’è il rischio di pensare a un incidente diplomatico.

Non una volta mi è capitato di non poter rispondere immediatamente alle email di un lettore o di un cliente che il giorno dopo mi ha riscritto con toni preoccupati. C’è stato anche qualcuno che si è offeso, perché ha interpretato il tempo trascorso (18/20 ore) come una mancata risposta.

E poi che dire degli errori di cui è infarcita ogni email a causa della fretta che governa le nostre attività online? È paradossale che la tecnologia non aiuti le persone a scrivere meglio, ma peggiori le loro performance.

Si dispone di un editor di testo avanzato, con la possibilità di usare caratteri speciali, sottolineature, grassetti o di correggere in tempo reale i refusi; ma nessuno ha il tempo di soffermarsi su queste cose. Tanto si capisce lo stesso.

I fattori di incoerenza

Tornando al nostro discorso sui benefici di tempo dell’homeworking, direi che l’incoerenza delle persone che predicano bene e razzolano male sia dovuta a due fattori:

  1. Non vivono realmente come vogliono far credere
  2. Non conoscono la nuova ricchezza
Prima specie

Quelli della prima specie sono persone che hanno un lavoro o una professione tradizionale da cui traggono il loro reddito principale. Il blog – o ogni altro tipo di attività online – è un piacevole passatempo o, tutt’al più, un tentativo di creare un modello alternativo di guadagno e di vita. Non è ancora un modello di riferimento.

Nulla questio! Ma se non lo dici esplicitamente, se non spieghi ai tuoi lettori che stai provando a costruire il tuo lavoro da casa, e che quello di cui parli non sono delle strategie collaudate, almeno su di te, corri il rischio di dire cose che non conosci e di apparire come un ciarlatano.

Tu sei quello che fai, non quello che scrivi. Perché quello che fai ti appartiene, ti foggia e ti qualifica immediatamente. Mentre quello che scrivi semplicemente ti preannuncia. La scrittura intercede tra quello che sei e quello che appari. Ma non ti rappresenta immediatamente.

Le persone leggono di te e sono fiduciose di trovare un modello di riferimento. Per questo si creano un’aspettativa. Ma prima di affidarsi completamente, hanno bisogno di vedere quello che fai e come ti comporti.

Le spiegazioni sono importanti per creare l’attesa. Ma solo le dimostrazioni possono farti vincere. Si vince con le azioni, non con il ragionamento.

Seconda specie

Quelli della seconda specie sono persone che usano il web, ma lavorano in modo tradizionale. A differenza dei primi, non sono in mezzo al guado. Non hanno un lavoro che li frena, perché già sfruttano a pieno la potenza di internet per fare business. Ma non hanno il senso della nuova ricchezza, quella cioè che deriva dalla libertà e non dai soldi.

Si può essere ricchi con entrate da 30.000 euro al mese e un lavoro online che ti impegna più di 16 ore al giorno. Ma si può essere anche più ricchi con entrate da 10.000 euro al mese e un lavoro online che ti impegna per 6 ore al giorno.

Non è sbagliato scegliere l’ambito della seconda specie. Tuttavia, si tratta di un modello che già esiste da secoli nel mondo del business tradizionale e che di sicuro differisce da quello proposto su questo blog, che invece si ispira al benessere che deriva dal tempo a disposizione delle persone.

La nuova ricchezza

La nuova ricchezza è il tempo che hai a disposizione per fare quello che ti piace. È la libertà, ovvero, il potere di scegliere la tua vita o di decidere come viverla.

Mi viene in mente la storia del manager e del pescatore messicano che ho già raccontato qualche mese fa. Si tratta proprio del concetto del vivere, della bellezza del mondo che esiste fuori dal tuo ufficio, di un nuovo modo di vedere il tempo a disposizione per dare piacere e godimento a ogni singolo istante della tua giornata.

Internet ti permette di guadagnare gli stessi soldi nella metà del tempo che serve nel mondo del lavoro tradizionale.

Se hai bisogno di lavorare 12 ore al giorno per avere un reddito di 10.000 al mese, con il blogging business avanzato puoi ottenere gli stessi risultati con sole 6 ore di lavoro al giorno. E questo già basta a fare della nuova ricchezza un obiettivo molto più interessante del vecchio modello.

Ma a che serve ottimizzare il rapporto ore/reddito, se poi decidi di impiegare le ore che avanzano per sviluppare nuovi progetti di lavoro?

Se lo fai, forse incassi più soldi (che non significa essere più ricchi), ma ti perdi qualcosa che i soldi non potranno mai darti: la vita.

Conclusioni

Anche il tempo libero deve essere strutturato. È un dovere farlo. È un dovere acquisire buone abitudini, nuovi ritmi, sforzarsi di aumentare le attività piacevoli della giornata e concentrarsi sul divertimento, per averlo come obiettivo.

Le persone sono abituate a pensare al riposo e al relax solo in termini di momenti circoscritti dell’anno (le ferie, le vacanze natalizie etc.). Lavorano per andare in pensione.

Ma non riescono proprio a concedersi liberamente del tempo, magari per fare cose semplici, come frequentare una scuola di tango, passeggiare col proprio cane in riva al mare o ancora andare in montagna per arrivare in cima o per godere delle suggestioni naturali indotte dalle stride acute di un falco o dal vento che stormisce il frascume e dal suono gorgogliante dell’acqua del ruscello.

Lavoro-casa.com è un blog che sostiene la libertà di lavorare di meno per godersi di più la vita. Lo fa perché è possibile, perché è un modello sostenibile e alla portata di tutti.

Con il blogging business avanzato si hanno tutti gli elementi per avere una vita straordinaria. Ma se non sai come metterli insieme, rischi solo di girare a vuoto e di perdere il tempo migliore, quello che ti serve per vivere realmente.

3 Tecniche Di Scrittura Per Cominciare Un Testo

Che tu voglia stampare e distribuire dei volantini o scrivere un articolo sul tuo sito web, poco importa!

DEVI SAPER COMUNICARE!

La tua arma, in entrambi i casi sará la parola!

Spesso e volentieri si leggono volantini noiosissimi o con le solite formule pubblicitarie. In quel caso la reazione del lettore è sempre la stessa,,,

…. Una bella pallina di carta e il tuo volantino e soldi finiscono dritti dentro il primo bidone della spazzatura

Se invece scrivi per il tuo WEB e l’articolo sará scadente, la reazione che otterrai sará alquanto analoga.

In quel caso il Tuo BOunce Rate, o in italiano, rimbalzo sará prossima al 100%

In altre parole, il lettore entra nel tuo sito e dopo 10 secondi esce perchè si è reso conto che il testo è una “vera e propria MAZZATA”

Vediamo allora qualche indicazione per iniziare a scrivere CORRETTAMENTE ed evitare di buttar via SOLDI E TEMPO!

CHI INIZIA BENE È A METÁ DELL’OPERA!

Nulla di piú vero se stai scrivendo un articolo…

Le prime parole di un testo sono quasi sempre quelle più riottose e ribelli. Si nascondono nella mente dello scrittore e cercano ostinatamente di confondersi tra le altre.

Forse perché si concedono solo ai pensieri più equi e pertinenti con l’idea narrativa.

Resta il fatto che uno scrittore, dopo i primi paragrafi, molto spesso è costretto a rivedere la sua prosa a causa di una mancata corrispondenza di quello che voleva dire con quello che ha detto.

Ma quello che voleva dire, pensandoci bene, non è ancora definito.

Siamo nell’apertura.

E qui i pensieri si dispongono sul piano della narrazione in ordine sparso. Tutto è plasmabile in base alla forza delle parole che verranno scelte.

Quello che si vuole dire e quello che si dice potrebbero differenziarsi all’infinito, perché la mente è viva e non smette mai di lavorare sui pensieri, mentre la scrittura è un’estrapolazione, una sorta di fotografia panoramica del ragionamento.

E come tale è legata inesorabilmente a un momento preciso della vita dell’autore.

FAI LA SCELTA GIUSTA MENTRE SCRIVI!

Ma una scelta bisogna farla. Altrimenti si rimane bloccati (come spesso succede) nella ricerca del testo perfetto.

È un gioco di lessico, se vogliamo. Bizzarro e iperattivo.

Ma è anche un gioco di sintassi e di stile. Quindi, servono le parole, una struttura per contenerle e un modo appropriato per raccontarle.

Per esperienza posso dire che le scelte che si compiono nella fase di apertura condizionano tutto il resto.

Un ritmo veloce nell’incipit scandirà il tempo per tutta la scrittura. Così come uno stile audace alla partenza non potrà cambiare in seguito per motivi di coerenza e di chiarezza.

Allora, servono delle buone tecniche per cominciare a scrivere, perché una volta che avrai deciso il “cosa” e il “come” del primo paragrafo, tutto il resto verrà giù molto più facilmente.

Come Inventarsi Una Specializzazione

Giovedì scorso ero in macchina con Edoardo. Quando veniva a visitarmi l’appuntamento era sempre la solita pasticceria.

Un bel bombole, succo di frutta e sole in fronte! Ah.. che goduria!

Mentre io mi godevo il sole mattutino  Edoardo sembrava un fiume in piena!

Si aveva voglia proprio di parlare e dire la sua! Non c’era alcun dubbio!

COSA PUÓ OFFRIRE IL BLOGGING

Sebbene molti sanno che il blogging puó diventare un’arma molto potente in ambito pubblicitario, pochi sanno che puño addirittura AFFERMARTI COME PROFESSIONISTA SPECIALIZZATO

Se sei un blogger ti puoi avvalere di moltissime strategie come ad esempio:

  • Dare immagine al tuo negozio
  • Dare immagine al tuo territorio
  • Offrire una pubblicitá in termini di viste a basso costo
  • vendere un prodotto
  • O fare personal Branding

Insomma… veramente un’arma micidiale!

LA STORIA DI EDOARDO

Mi diceva di quello che gli è successo da un anno a questa parte grazie al blogging business avanzato, compresi i nuovi progetti sui quali sta già lavorando con grande entusiasmo.

La storia delle multe ingiuste è stata davvero una buona intuizione.

E il fatto di avere creato un blog che offre contenuti e servizi sull’argomento ha permesso al mio amico di diventare in poco tempo un esperto di riferimento nazionale in una nicchia dove nessuno avrebbe mai scommesso più di tanto.

E se oggi lo chiamano da più parti d’Italia per siglare partnership o per tenere seminari e consulenze sulle sanzioni amministrative del codice della strada, mentre gran parte degli avvocati non ha la minima idea di come sbarcare il lunario, è solo grazie alla sua passione per il diritto e alla fiducia che ha avuto verso il mio modello di blogging business avanzato.

Sono due aspetti molto importanti:

1. La passione per quello che fai

2. L’audacia di provare percorsi non convenzionali

Del resto, quanti avvocati decidono di approfondire seriamente un filone giuridico piuttosto che lasciarsi dominare dall’istinto generalista di prendere ogni sorta di pratica pur di incassare parcelle? E quanti hanno la maturità e le palle di ammettere di avere bisogno di aiuto e di affidarsi a un esperto di marketing online per acquisire clienti nei nuovi mercati?

Pochi. Veramente pochi! E allora ben venga il successo di Edoardo. Se l’è meritato tutto. Ha saputo prendere decisioni che i suoi colleghi ancora non sanno prendere.

E come diciamo sempre qui su lavoro-casa.org, se fai quello che hai sempre fatto, ottieni quello che hai sempre ottenuto. Per ottenere risultati diversi, devi compiere azioni diverse.

Ma nel tutorial di oggi parleremo di un altro avvocato, inglese, di Oxford, che all’inizio si occupava un po’ di tutto. Era il tipico avvocato al quale il cliente si rivolge per qualsiasi problema legale. Uno di quelli che non riesce a emergere perché ciò che ha da offrire al mercato già lo offrono molte decina di migliaia di colleghi.

Poi però qualcosa è successo. Un incarico imprevisto gli ha permesso di scoprire come diventare uno specialista su quello che amava fare di più. Cosicché, nel giro di poco tempo, si è affermato come il numero uno nella sua nicchia di mercato.

Oggi è un punto di riferimento autorevole. E suoi clienti sono disposti a pagare qualunque somma pur di averlo come patrocinatore legale.

Come Farsi Un Nome Online

“Voglio diventare famoso”

Quanti di voi da piccoli, alla domanda ” cosa uoi fare da grande?” hanno risposto come sopra?

Dai diciamocelo…Quasi tutti!

Infatti con l’espansione dei Media l’essere famosi è diventata una figura Pop e di cultura

A cui si è affiancata la parola VIP=Very important people

Che poi…di importante, spesso e volentieri hanno proprio poco!

Tuttavia, è innegabile che l’essere famosi dona ” quasi” un super potere. Qualche apparizione, qualche convenio ed ecco raccimolato lo stipendio di un mese di un dipendente qualsiasi

Che piaccia o no, questa la è la realtá dei fatti!

Se questa cosa ti fa INCA***RE , bhe.. ti capisco perfettamente e non sei davvero l’unico!
Tuttavia c’è una BUONA notizia per te. Sebbene il mondo lavorativo è sempre piú difficile, è vero anche che le nuove tecnologie offrono opportunitá mai viste e mai esistite sino agli anni 80

Sto parlando dell’ONLINE, del Web Marketing e dei social media

Tutti strumenti che, adeguatamente utilizzati potranno FARTI DIVENTARE FAMOSO!

Sono molti ormai gli esempi, e non staremo qui ad aelencarteli!

Ma Facciamo un bel passo indietro e vediamo cosa significa essere famoso nella storia.

L’IMPORTANZA DELLA REPUTAZIONE NELLA STORIA

Durante la guerra cinese dei Tre Regni – nel terzo secolo d.C. – il grande generale Chuko Liang, che comandava le forze del regno di Shu, spedì il suo potente esercito verso un campo distante, mentre egli sostava in una cittadina con una manciata di soldati.

Improvvisamente arrivarono delle sentinelle per avvisare il generale che una forza nemica di oltre 150.000 uomini, comandati da Sima Yi, stava avanzando verso di loro.

La situazione era disperata.

Solo un centinaio di soldati a difesa del generale, contro l’armata che si avvicinava, erano davvero pochi.

I nemici lo avrebbero sicuramente catturato.

Senza lamentarsi del suo destino o perdere tempo a immaginare i dettagli della sua cattura, Liang ordinò ai suoi uomini di ammainare le bandiere, spalancare le porte della città e nascondersi.

Mentre lui si sedette fuori le mura, nella parte più visibile, indossando una tunica taoista.

I suoi uomini lo guardavano allibiti.

Anche perché accese dell’incenso, si procurò un liuto e cominciò a suonare e a cantare come un monaco.

Alcuni minuti dopo, il vasto esercito di Sima Yi apparve all’orizzonte. Era un’interminabile falange di soldati. Ma egli, fingendo di non vederli, continuò a cantare e a suonare il liuto.

Presto le truppe nemiche giunsero alle porte della città. Alla loro testa c’era il generale Yi, che riconobbe subito l’uomo seduto presso le mura.

I soldati erano impazienti di penetrare nella città indifesa attraverso le porte aperte, ma Sima Yi esitò.

C’era qualcosa di strano e per questo ordinò ai suoi uomini di fermarsi. Cominciò a studiare Liang che non si era mosso di un millimetro. Lo guardava attentamente. Guardava la sua tunica taoista e il fumo dell’incenso che lievitava in alto.

Alla fine ordinò l’immediato ritiro delle truppe.

Perché?

Perché il generale Sima Yi, con un esercito di oltre 150.000 uomini, di fronte al suo avversario che suonava il liuto e cantava salmi religiosi, decise di abbandonare il campo?

La risposta è semplice. Chuko Liang era comunemente noto come il “Dragone dormiente”.

Le sue azioni durante la guerra dei Tre Regni erano a dir poco leggendarie.

Aveva saputo coltivare sapientemente la sua fama di uomo abile, di uno che aveva sempre l’asso nella manica. La sua reputazione era la sua arma più potente.

Sima Yi si era misurato contro Chuko Liang dozzine di volte e lo conosceva bene. Quando si avvicinò alle mura della città deserta, con Liang che pregava e cantava, rimase incantato.

La veste taoista, le preghiere, l’incenso, tutto faceva parte del gioco dell’intimidazione. E Yi ebbe la sensazione che si stesse facendo beffe di lui, accompagnandolo in questo modo verso la trappola che gli aveva teso.

Questo è il potere della reputazione!

COME SFRUTTARE LA REPUTAZIONE

Facendo leva su di essa si intimoriscono gli interlocutori e si ottiene successo, sia che si tratti di un’azione militare del terzo secolo d.C.,

sia che si tratti di un’azione di marketing online da portare a compimento per la buona riuscita di un’impresa o di un progetto di business.

Le persone decidono sulla base di quello che sanno o che credono di sapere, e potremmo dire anche sulla base di quello che non sanno.

Quando decidiamo di fare un’esperienza che non abbiamo mai fatto, il processo di valutazione non è mai del tutto razionale, perché le informazioni sono sempre più scarse di quelle che derivano dall’esperienza vissuta in prima persona.

E per questo ci si affida all’istinto, un processo che spesso sottovaluta, altre volte sopravvaluta, quasi mai valuta solamente.

Non lo fa per difetto, ma per il bisogno di andare avanti.

Il generale Sima Yi ha dovuto prendere una decisione.

Non poteva rimanere fermo fuori dalle mura della città a valutare razionalmente le informazioni in suo possesso. Sapeva delle abilità del Dragone dormiente. E vedeva che era solo. Da un lato poteva sopravvalutare, dall’altro sottovalutare. Alla fine ha prevalso l’istinto di sopravvivenza e con esso tutto il coacervo delle informazioni “dedotte” e non verificate.

LA GRANDE IMPORTANZA DELL’IMMAGINE DELLA REPUTAZIONE DI UNA PERSONA

Questo ci fa capire che l’identità, l’immagine e la reputazione sono fattori qualificanti di estrema importanza.

Nel business fanno la differenza tra un’offerta normale e una di successo, perché aiutano i compratori a decidere anche quando le informazioni disponibili sono scarse.

Nel nostro campo di interesse, il blogging business, molte persone vivono di sola reputazione.

Hanno poco da offrire al mercato, ma hanno saputo “farsi un nome” che li tiene in vita.

Tuttavia, sono molte di più quelle che hanno prodotti o servizi di grande qualità, ma che non hanno una reputazione e per questo stentano a fare business.

Acquisizione Clienti Appunti Sugli Errori Piu Comuni

“Per i clienti..non ci sono problemi, ha un ampio budget pubblicitario”

Parlando con un amico di business e lead generation, cioè possibili clienti, questo mi disse che per cercare i clienti ( a un suo nuovo cliente) proprio non c’erano problemi…

…Infatti il proprietario del nuovo ristorante, aveva un bel capitale da spendere ed insieme al suo consulente marketing era certo di poter raggiungere molte persone

Insomma…

Ho i soldi, li spendo in pubblicitá e mi arrivano i clienti

CHE ERRORACCIO

Non c’è altro modo per descrivere un Mindset come quello sopra!

Si tratta proprio di un ERRORE, un errore che ti costa SICURAMENTE CARO

L’ESEMPIO PRATICO DEI VOLANTINI

Per farti capire semplicemente di cosa sto parlando, voglio farti l’esempio pratico dei volantini

Molte persone che si affacciano al mondo del business vuoi per una attivitá artigianale o per una un pó piú grande, immediatamente pensano nei volantini come primo metodo pubblicitario

La tattica è sempre la stessa

  1. Stampo un bel quantitativo di volantini
  2. Mi metto in un punto strategico ad alta affluenza di persone
  3. Li consegno ai piú che passano
  4. Alla peggio li posso anche mettere sulle auto

Questa è una delle maniere piú tipiche e SBAGLIATE di pubblicizzare la tua nuova attivitá OGGI

In questa maniera stai perdendo  2 ASSET IMPORTANTISSIMI PER TE

  1. 1 Il tuo tempo ( o quello di un tuo collaboratore)
  2. 2 I tuoi soldi

Si..anche i soldi perdi! E tanti!

Sai perchè?

Perchè stai distribuendo il materiale sull’intera popolazione senza distinguere chi potrebbe essere interessato e chi no

L’IMPORTANZA DELLA PROFILAZIONE DEI CLIENTI

Da quando mi occupo di blogging business ho imparato che per acquisire clienti non devi pensare a chi vendere, ma a cosa vendere e, se vogliamo, a come venderlo.

Sembra strano, perché l’acquisizione dei clienti è un processo strategico che comincia proprio dalla segmentazione del mercato, ovvero, dalla scelta dei prospect che hanno un potenziale interesse o bisogno da soddisfare con un’offerta ad hoc.

Si dice infatti che la migliore tattica sia quella di individuare prima la nicchia di mercato e poi il prodotto o servizio da vendere.

E in effetti è questa la vera logica dell’imprenditore, una logica di business e di profitto, una logica di start up.

Ma la fase di start up è solo una fase, mentre tutto il resto ha a che fare con il posizionamento, con il marchio e con una serie di strategie di mantenimento che trasformano il modello di scambio dei primi giorni in un disegno di business molto più complesso.

L’IMPORTANZA DELLE STRATEGIE DI ACQUISIZIONE CLIENTI

È forse proprio questo il punto: le strategie di acquisizione dei clienti cambiano a seconda della crescita del business, dell’evolversi dell’organizzazione e del mercato di riferimento.

E avere un solo schema da replicare pedissequamente a ogni occasione non garantisce la buona riuscita del marketing.

Il business è un sistema che si costruisce, pezzo dopo pezzo, poco per volta, fino ad arrivare a una dimensione di autonomia del progetto, dove l’idea di base viene assorbita dalla struttura, dagli eventi e dalle persone.

Ciascuno ne porta con sé una parte.

Se proviamo a disegnare questo concetto, ne viene fuori una schema a cipolla fatto di cerchi concentrici.

Ogni cerchio è uno stadio. E a ogni stadio c’è l’acquisizione dei clienti.

In qualunque momento un’azienda ha bisogno di clienti. E infatti i cerchi sono sempre caratterizzati dalle attività di acquisizione.

Ma le strategie del primo cerchio non sono utili al secondo, perché a ogni cerchio corrispondono momenti diversi della vita aziendale.

E ogni momento porta con sé nuovi scopi e rinnovati bisogni.

Vedremo più avanti che in una fase avanzata del business cambiano le priorità. N

on importa trovare clienti per vendere prodotti, ma conta di più scovare nuovi prodotti da vendere ai clienti.

E questo ci fa capire che lo schema democratico (alla portata di tutti) della landing page che accoglie il traffico di Facebook ADS per fare lead generation (che peraltro genera contatti, non clienti) non funziona o non rileva più di tanto su operazioni di medio/lungo termine.

Anche qui ho scritto degli appunti in brutta copia, perché il discorso non è così semplice. Ma credo che al di là della brutta o bella copia, il passaggio sul valore aggiunto e sulle strategie differenziali per acquisire clienti possa essere veramente molto interessante.

Conosci Gli Strumenti Con Cui Operi

Il falegname conosce molto bene i suoi martelli, le sue seghe e le sue raspe

Il medico sa bene como utilizzare uno stetoscopio cosí come maneggiare con cura un arto

Il giardiniere, spesso e volentieri è maestro con pinze, tenaglie e forbici

… e tu?

Tu che hai la passione per il web marketing…conosci gli strumenti del settore?

Molti sanno che cosa sono le piattaforme CMS come ad esempio Joomla, WordPress Prestashop

Ma non proprio nel dettaglio

Si… sono degli editor di testo dove puoi aggiungere foto, immagini, infografie, video e quant’altro…

Ma lasciamo stare la superficialitá

Oggi analizzeremo per bene WordPress il CMS piú usato nel mondo Online

ASPETTA MA DEVO ESSERE UN INFORMATICO PER USARE WORDPRESS?

WordPress è il perno tecnologico intono a cui ruota tutta le filosofia del blog lavoro-casa.org, ed è quindi logico pensare che una conoscenza più approfondita degli strumenti con cui si opera quotidianamente non possa essere che d’aiuto a tutti coloro che decidono di allinearsi a questa filosofia.

Con questo non si deve pensare che ci si deve trasformare in super-tecnici esperti e avere a che fare con la programmazione a oggetti o sviluppare complicatissime query con il database, anche perché come in tutti gli ambiti – professionali e non – tra il “tutto” e il “niente” ci sono infinite sfumature, che possiamo chiamare “livelli di competenza”.

Migliore è questo livello, più semplice sarà comprendere i processi che magari oggi diamo per consolidati e che in realtà potrebbero essere discussi e migliorati. Ricordate che questo semplice concetto può essere applicato (più o meno) a qualsiasi ambito.

Quella di oggi sarà una panoramica (ma con un buon livello di dettaglio) in merito a che cosa è WordPress, che tecnologia impiega, come scegliere il provider e altre informazioni che molto probabilmente presto o tardi vi saranno utili.

CHE COS’É IL CMS WORDPRESS

WordPress è un’applicazione software che utilizza alcune tra le tecnologie più recenti per fornire un servizio web based (cioè fruibile attraverso un “browser” come Firefox o Safari) che permette agli utilizzatori di pubblicare su Internet un sistema di gestione dinamica di contenuti, ossia quello che viene comunemente definito CMS, acronimo che indica un “Content Management System” (che tradotto significa proprio Sistema di Gestione dei Contenuti).

Un blog non è nient’altro che un sito Internet che, applicando le caratteristiche di un CMS (come WordPress), permette la pubblicazione, autonoma e indipendente, di contenuti (cioè i vostri post) senza avere la necessità di ricorrere a programmatori o a web agency come invece accadeva fino a pochi anni fa (e accade tuttora ma in situazioni e contesti differenti).

COSA SI INTENDE PER BLOG O SITO BLOG?

Giusto per completezza di informazione, il neologismo blog deriva dall’unione dei termini web e log e dall’elisione delle prime due lettere, principalmente per motivi puramente fonetici, cioè “suona meglio”…

Con il termine log si intende in informatica la registrazione cronologica di informazioni o eventi, come avviene per esempio quando il nostro browser registra automaticamente la sequenza dei siti che abbiamo visitato: cioè scrive il suo log.

Se poi questa “registrazione” (log), che nel nostro caso sono post, avviene sul web, ecco che abbiamo ottenuto un “blog”.

Il motivo principale per cui è necessaria un’applicazione per raggiungere questo scopo è semplice: se così non fosse ogni pagina pubblicata richiederebbe che nello “spazio web” che abbiamo affittato dal nostro provider sia presente materialmente un file, che andrebbe prima di tutto preparato (cioè scritto) e poi trasferito sul server, affinché possa essere visibile ai nostri utenti. E questo potrebbe complicare il processo di pubblicazione.

COME FUNZIONA UN CMS E COSA SONO  I TEMPLATE

Un CMS, per contro, usa (come molti altri programmi) un sistema diverso, che si basa fondamentalmente su una pagina sola (un template o modello) che viene “riempita” di volta in volta con contenuti diversi, in modo dinamico in funzione della scelta che attua il nostro visitatore.

Questa architettura, che agevola l’utilizzo di tali strumenti, richiede che la complessità del sistema sia “dietro le quinte” e quindi non visibile all’utente, che non si deve preoccupare del “come” ma del “cosa”.

Questo si traduce praticamente nell’adozione di tecnologie specifiche – da parte delle software house, cioè da chi scrive i programmi – che permettano di sviluppare tali soluzioni. Vediamo ora quali sono le tecnologie impiegate da WordPress.

LA TECNOLOGIA DEL MERCATO DEI SITI WEB

Il mercato informatico offre una serie di scelte tecnologiche destinate agli sviluppatori; le diverse caratteristiche dei prodotti, la disponibilità di documentazione, la diffusione oltre ad altri parametri quali la semplicità, i costi e la disponibilità di strumenti di supporto, ne decretano spesso il successo o, viceversa, il “flop”.

Tra le tecnologie che negli ultimi anni hanno riscosso un successo veramente “mondiale” si possono inserire – senza tema di smentite – PHP e MySQL.

Che cosa sono, precisamente?

PHP è il linguaggio di programmazione che permette di inserire all’interno delle pagine web (che normalmente sono scritte in HTML) delle istruzioni di controllo per recuperare, ad esempio, i dati da un database.

MySQL è lo strumento che permette di creare e gestire database, ossia aggregazione di dati strutturati che rispondono a precisi criteri di archiviazione.

In pratica quando il visitatore decide di visualizzare la pagina con il nostro post che parla di strategie marketing, clicca su un collegamento ipertestuale (un link o meglio, hyperlink) che richiama dal server la nostra pagina “standard”; il codice che c’è all’interno della pagina “legge” il tipo di richiesta fatta dall’utente (strategie marketing), chiede al database MySQL di recuperare quel contenuto; quando MySQL ha passato il contenuto alla pagina, quest’ultima viene assemblata all’istante e inviata al browser del visitatore; il tutto in qualche frazione di secondo o poco più. Notevole, vero?

Ovviamente la coppia PHP e MySQL fa molto di più di quanto appena esposto, ma questo esempio è sufficiente per intuire le potenzialità che sono racchiuse in loro.

Le due definizioni fornite (di PHP e MySQL) risulteranno essere sempre più chiare man mano che il processo di apprendimento approfondirà gli aspetti tecnici che andremo ad analizzare nel nostro percorso di formazione.

Perché WordPress è così usato?

La risposta a questa domanda non è così immediata come si potrebbe supporre. Si potrebbe ipotizzare che è il migliore CMS, per cui è anche il più usato.

Risposte di questo tipo sono spesso incomplete e troppo estremiste per essere obiettive.

La verità andrebbe ricercata analizzando più fattori, il cui “punteggio totale” – al termine dell’analisi – consente di effettuare la propria personale scelta.

Gli elementi di valutazione, nel caso in esame, possono essere riassunti come segue, tenendo presente che l’insieme non è esaustivo e l’ordine non è rilevante:

  • semplicità d’uso (interfaccia utente usabile)
  • facilità di installazione
  • qualità specifica e complessiva
  • caratteristiche intrinseche e idoneità
  • supporto
  • scalabilità (ossia la capacità di “crescere”)
  • reperibilità di documentazione e informazioni
  • diffusione
  • adozione di tecnologie standard e affidabili
  • disponibilità dei provider
  • costi (diretti e indiretti, una tantum e ricorsivi)
  • semplicità di manutenzione
  • possibilità di personalizzazioni

L’elenco permette di prendere in considerazione i principali aspetti di valutazione che dovranno essere esaminati quando si effettueranno dei confronti tra prodotti diversi.

Quindi alla domanda iniziale “perché WordPress è così usato?” la risposta più corretta è questa:

Il programma ottiene delle ottime valutazioni oggettive nei parametri di cui è conveniente tenere conto in fase di scelta

Inglese o italiano ?

A meno che un prodotto nasca e si sviluppi in Italia, è sempre meglio imparare a usare le versioni inglesi.

La lingua dell’informatica è l’inglese. E anche se si usa un programma in italiano è bene sapere l’inglese.

Perché?

Semplicemente perché spesso la documentazione, il supporto, altri utenti, i plug-in, i forum, le estensioni, ecc.

sono in inglese o parlano solo inglese.

La loro consultazione o il loro utilizzo potrebbe per esempio offrire immediatamente la soluzione al mio problema, ma se non li comprendo, questa situazione mi pregiudicherà l’esito…

Certo che si può fare a meno dell’inglese, è ovvio, ma fare qualche sforzo, magari anche a piccoli passi, aiuta certamente a migliorare le nostre capacità sia tecnica che di relazione e migliora anche la nostra autostima.

Detto questo sappiate che WordPress è disponibile in italiano, ma con molta probabilità non tutti i plug-in che utilizzerete saranno stati tradotti dal produttore o da qualche community di altri utenti, per cui potreste trovarvi obbligati ad avere situazioni “miste”.

Oppure vi troverete costretti ad ingegnarvi e a trovare voi stessi il sistema di localizzare (cioè tradurre…) il software che vi interessa.

La scelta del provider

Il provider, o ISP (Internet Service Provider) o ASP (Application service provider), è quell’entità che vi mette a disposizione dei servizi, tipicamente in condivisione con altri utenti, a un prezzo normalmente contenuto e variabile in funzione della qualità del servizio stesso.

Dove cercare un provider?

In Internet, ovviamente. L’ubicazione “fisica” del provider ha pochissima importanza, sia che abbia una sede a Roma, Sidney o Los Angeles.

Sapere l’inglese anche in questo caso aiuta a trovare offerte migliori, che altrimenti potrebbero esservi precluse…

Il modo migliore per individuare il fornitore è racchiuso in pochi semplici ma importanti passi.

Ma il primo e quello sicuramente fondamentale è sapere cosa si sta cercando.

Sapere di quali servizi abbiamo bisogno è importante per evitare che un provider, magari con pochi scrupoli, si ricordi di dirci che il supporto di MySQL (il database) non è compreso nel canone che abbiamo pagato, e che servono altri 30 €/mese per averlo…

Quindi la cosa migliore è prepararsi una scheda all’uopo.

Le indicazioni fornite non vanno intese come un “must”, ma piuttosto come suggerimenti per evitare di dover subire delle spiacevoli sorprese da parte di operatori con pochi scrupoli.

L’importante in queste situazioni è, come spesso dovrebbe accadere, la chiarezza nel rapporto “do ut des”, cioè che sia estremamente trasparente la definizione di quali sono gli elementi dell’offerta e la modalità di erogazione del servizio, il tutto in cambio dell’importo stabilito dal fornitore e accettato dal cliente.

Un’ultima considerazione relativamente alla scelta del provider: chiedete pure consigli a chi volete, leggete le offerte, comparate i pareri che sentite, ma alla fine è meglio se decidete in autonomia quale proposta accettare. Questo semplicemente perché le vostre necessità possono non essere identiche (e normalmente non lo sono) a quelle degli utenti ai quali avete chiesto consiglio; una scelta errata la subirete voi.

IL NOME DEL DOMINIO DEL TUO SITO WEB

In ogni caso, al di là dell’aspetto semantico del nome, ritengo utile fornire ai lettori alcune indicazioni e considerazioni relative alla gestione di un dominio.

  1. il mercato dei domini Internet è in evoluzione continua e conviene tenersi aggiornati, consultando periodicamente siti o riviste che, con la dovuta sintesi, offrano il panorama delle novità più significative
  2. se l’oggetto della presenza su Internet è business-oriented, cioè l’obiettivo è guadagnarci, non lesinate sull’acquisto del solo nome di dominio aggiuntivo al vostro principale, affinché errori di digitazione o di comprensione del nome non indirizzino l’utenza verso la vostra concorrenza
  3. anche se utilizzate più domini e quindi più server di posta, usate le funzioni di reindirizzamento offerte dai server di posta (SMTP e POP3) per gestire tutta la corrispondenza da un unico client (a meno che non ci siano motivi specifici che richiedono un comportamento diverso)
  4. non sottovalutate l’importanza di mantenere a un buon livello la vostra cultura in merito a questi temi; la comprensione esatta di cos’è un server DNS (fondamentale per il servizio Internet) o perché un TLD (Top Level Domain) è meglio di un altro vi aiuterà certamente ad effettuare scelte non solo operative, ma anche strategiche di qualità
  5. è utilissimo saper ricercare nomi di dominio liberi, magari “giocando” un po’ con le parole, utilizzando gli strumenti corretti e acquistando in “tempo reale” uno o più domini se questi risultano immediatamente acquistabili; ovviamente è possibile acquistare un dominio (per un anno o più) senza poi usarlo; ma intanto è a vostra disposizione (e non lo è per la vostra concorrenza… :-) )

Giusto per esemplificare un po’ questi concetti, poniamo il caso in cui voi siate titolari del dominio di secondo livello lavoraremeglio.it e desideriate aggiornare alcuni aspetti, relativi alla vostra immagine su Internet con un occhio di riguardo alle “performance”, ossia cercando di valutare obiettivamente se – ad esempio – i tempi di risposta delle pagine che vengono richieste dagli utenti è buono, accettabile o decisamente scarso.

Si possono eseguire azioni di replica del dominio su altri nomi simili, come per esempio lavorare-meglio.it e lavora-meglio.it oltre a lavorameglio.it, ma senza tralasciare la valutazione di altri TLD (Top Level Domain, ossia .it .com o .biz); questo vuol dire che un vostro “potenziale” contatto che vi sta cercando su Google potrebbe cercare “lavoro + business + migliore”, trovare dai risultati della ricerca www.lavorare-meglio.biz (che è vostro…) e venire dirottati in modo automatico sul sito principale www.lavoraremeglio.it.

Potreste anche avere la necessità di utilizzare un mail-server (il computer che invia la posta alle vostre liste) con capacità di carico superiore rispetto a quelle offerte dal server SMTP integrato nel web-server (SMTP è l’acronimo che identifica i server che inviano la posta e vuol dire Simple Mail Transfer Protocol, cioè Protocollo base per il trasferimento della posta); in questo caso potreste richiedere a chi di competenza di intervenire sul DNS per configurare un nuovo mail-server nel vostro dominio con una priorità alta creando l’apposito record MX (Mail eXchanger)…

Con quest’ultimo paragrafo ho espresso un concetto importante: è necessario sapere cosa si desidera per poter chiedere agli altri di realizzarlo.

La conoscenza permette certamente di risolvere in autonomia piccoli e grandi problemi, ma permette anche di evitare che altri possano approfittarsi di noi facendo leva sulla nostra incompetenza su specifici argomenti.

Le Tre Grandi Domande Del Copywriter

“Devi scrivere piú articoli…”

Tipica affermazione dei blogger principianti alla ricerca di traffico per i loro siti web…

se è vero che scrivendo piú articoli hai buone chance di incrementare le keywords posizionate su Google…

…Allo stesso tempo questo incremento di traffico non è detto che corrisponda a un incremento di vendite e clienti

Anzi!

QUASI MAI!

Se appartiene a questa cerchia di blogger che scrivono “come matti” per creare chissá quale impero o generare chissá quali vendite…

É molto probabile che sei sulla strada sbagliata e che stai sperperando il tuo preziosissimo tempo

Infatti scrivere molto porta traffico, porta lettori, VERO…Ma a questi lettori gli stai dando una RAGIONE PER SEGUIRTI, avere fiducia in te e comprare un qualche tuo prodotto?

Lascia che te lo dica io…

….Molto PROBABILMENTE NO

Se invece stai dando una BUONA  ragione ai tuoi lettori di seguirti, probabilmente SAI CHE COS’È il copyrighting e utilizzi le sue buone norme

Se appartieni alla “prima famiglia” di blogger cioè quelli di cui NON HANNO idea di cosa è il copyrighting..

NOn hai altra scelta

Leggi questo articolo per capire come scrivere correttamente, ridurre il tyuo Bounce Rate e intrattenere al meglio i tuoi lettori

 

CHE COSA È IL COPYRIGHTING? diritti di autore?!

Quella del copywriter è una gran bella professione.

Si lavora con le parole.

Anzi, potremmo dire che con le parole si costruisce. Si costruisce il desiderio delle persone di avere una certa cosa.

Ma con l’avvento di internet anche questo settore ha subito una metamorfosi strutturale.

I formati sono cambiati.

La gente presta poca attenzione alla cartellonistica stradale o agli inserti pubblicitari dei quotidiani, perché ogni cosa può essere decisa con calma a casa, davanti al computer.

Le attività di ricerca e di shopping si fanno su internet, e ciò che si legge sono le pagine web di presentazione di un prodotto, pagine con una molteplicità di informazioni, di vantaggi, di caratteristiche e di testimonianze dei consumatori.

Questa prima considerazione ci potrebbe far pensare che il lavoro del copywriter si sia semplicemente evoluto o ampliato in funzione dei nuovi bisogni di mercato. Ma la verità è un’altra.

L’ERA DIGITALE E IL GRANDE CAMBIAMENTO

Internet ha inaugurato la grande stagione dell’autopromozione, dell’autoproduzione, del fai-da-te.

Avviare un business online costa davvero pochissimo.

E tutti possono provarci, indipendentemente dalla preparazione e dal know how acquisito precedentemente.

Questo fenomeno ha dato vita a una serie di sottomercati rilevanti in cui anche il copywriting viene quasi sempre gestito in proprio.

I nuovi entrepreneurs online che possiedono un prodotto da vendere e un sito/blog su cui esibire l’offerta, cercano di arrangiarsi e di scrivere da sé le sales letter, magari scopiazzando qualche formula di apertura o cercando di carpire informazioni stilistiche e strategiche dal sito di altri.

E il bello è che in parte funziona, perché anche quando non si hanno le giuste conoscenze per scrivere ad arte, c’è sempre una quota di lettori chi va al di là delle parole a effetto e delle strategie del linguaggio, fino ad arrivare direttamente al nocciolo della questione, dimostrando che quando l’offerta vale, vale punto e basta.

Tuttavia, una cosa è scrivere e quindi avere qualche feedback positivo, un’altra cosa è scrivere in maniera persuasiva per raggiungere gli obiettivi di conversione.

Avere la padronanza delle tecniche e delle regole più importanti del copywriting significa avere gli strumenti per migliorare in modo scientifico l’efficacia dei testi e aumentare le vendite.

Installiamo WordPress

 

Oggi con questo articolo Vedremo come installare correttamente WordPress sul tuo Hosting

Aspetta…

Che cosa ê un Hosting

Che cosa è WordPress?

Bhe…

Prima di procedere a leggere a questo articolo per lo meno devi conoscere Questi concetti base

Che cosa è Un Hosting?

Un Hosting è Una compagnia che offre servizi di supporto per lo sviluppo del tuo sito Web.

Piú concretamente il tuo sito Web per funzionare ha bisogno di una “Casa”.

Questa casa non è altro un computer dove vengono alloggiati tutti i dati e programmi capaci a far funzionare tutto il tuo sito

Questi computer vengono detti Server

Che Cosa è WordPress

Se non sai cosa è wordpress…

Bhe, vediamo di riassumertelo in poche parole

Si tratta di un CMS ovvero di un un programma con cui puoi costruire,aggiornare, modificare il tuo sito web in un batter d’occhio

Un programma, piattaforma gestionale per il tuo sito web

WordPress è davvero capace di fare tutto:

Potrai aggiornare foto facilmente

Caricare i tuoi video

Raccontare la tua esperienza

E molto altro

Come Installare WordPress

I software di ultima generazione ci hanno abituato a vedere processi di installazione che richiedono sempre meno l’intervento dell’utente, in quanto le procedure di setup sono talmente ben studiate e istruite nel prendere le giuste decisioni nella maggior parte dei casi, che l’utente deve normalmente eseguire solo tre passi:

– avviare il processo di setup, di solito con un click…

– cliccare due o tre volte (anche meno…) il tasto “avanti” per confermare le scelte che il setup ha preso per noi

– premere “ok” quando è finito il setup per far partire il programma appena installato

Questo modo di procedere, pur essendo di enorme aiuto per moltissimi utenti perché sostanzialmente li esonera dal dover prendere delle decisioni,

può mettere lo stesso utente in una condizione di impotenza nel caso in cui qualcosa non funzioni nel modo previsto oppure se viene introdotta una variabile che apparentemente non è significativa, come potrebbe essere una versione “out-of-date” (cioè vecchia, incompatibile) di un software di servizio, una periferica troppo “nuova” o con “device driver” (il software che fa funzionare le periferiche) in versione beta (cioè non definitiva) o instabile…

In queste situazioni si scatenano una sequenza di azioni (comuni e prevedibili) che partono dall’immancabile gesto di stizza,

per proseguire con un momento di riflessione/depressione e si concludono con la classic telefonata all’amico “che ne sa più di me”…

Eppure sarebbe sufficiente, nella maggior parte dei casi, affrontare queste situazioni (anche nel caso in cui funzioni tutto correttamente “al primo colpo”)

con uno spirito un po’ più pro-attivo semplicemente documentandosi con un po’ di anticipo e tenendo sottomano una guida (sicuramente c’è una guida che fa al caso vostro…) che possa dare delle indicazioni in caso di necessità, come ad esempio, il classico documento delle F.A.Q. che risponde alla domande più classiche degli utenti (F.A.Q. è l’acronimo di “Frequently Asked Questions”, cioè “Domande richieste frequentemente”).

Vediamo ora come adottare un sistema che ci permetta di comprendere le singole operazioni che vengono svolte durante l’installazione di WordPress, in modo tale che si possa intevenire con cognizione di causa in caso di bisogno.

Senza chiamare l’amico, almeno per il momento.

Una Guida Veloce per Installare WordPress

Bhe, non perdiamoci in parole

Per prima cosa vai sul tuo Hosting

Digita su Google l’indirizzo URL del tuo hosting e dirigiti verso la tua area utente

A questo punto entra nel tuo spazio virtuale e accedi al Cpanel

Il Cpanel è un’area dove puoi gestire praticamente tutto il tuo web a livello di dati, database e programmi

Dirigiti verso “installazioni” a questo punto, una volta scelto il tuo dominio di riferimento dovrai cliccare su WordPress

Ti si aprirá una procedura guidata per l’installazione

Stai ben attento al momento della scelta dello Username e della Password

Non dimenticarti Carta e penna

e segnati correttamente i dati sia sul cartaceo che sul tuo computer ( attento) mettili ben al sicuro!

Una volta finita l’installazione guidata di WordPress il Cpanel ti porta direttamente dentro l’area del tuo CMS dove potrai amministrare il tuo sito

Fai un’ultima verifica

Esci ed entra un’altra volta nel tuo Sito

Se tutto va bene non dovresti avere problemi e allora hai completato con successo l’installazione di WordPress